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EVENTI E NEWS

10 - 7 - 2022   



Il Cammino della Pace.


L’idea proposta dalle tre Regioni Abruzzo, Molise, Puglia con Capofila il Comune di Orsogna, in Provincia di Chieti, di includere l’Albania, il Kosovo e la Macedonia del Nord nel circuito delle 30 tappe che compongono “Il Cammino della Pace”, a parer mio, è affascinante e doveroso per almeno tre motivi. In primo luogo, tra i Balcani e il Sud Italia, esiste una comune vocazione di Territori con le loro culture, lingue, religioni, paesaggi, colture. Nella situazione contemporanea è interesse che quella storica vocazione sia confermata non in chiave di conflitto, bensì come grande opportunità di dialogo e di scambio. Il secondo motivo è che nel 2005 è stato inaugurato in Albania il “Balkan Park Peace” che ha coinvolto il Kosovo e il Montenegro che hanno in comune un territorio bellissimo e non contaminato come le montagne delle Regioni di Prokletija, la Val Rugova e la Foresta di Thethi. Far entrare oggi tappe di tale portata vuol dire arricchire il cammino culturale ed interreligioso intrapreso da più regioni. Non dimentichiamo che l’Albania è compresa tra le due vie di comunicazione: l’Adriatico-Jonio a occidente e le Valli del Vardar ad Oriente ed è situata a cavallo della grande via di comunicazione tra Oriente ed Occidente che da Durazzo ( Durrës) per la via dei laghi porta a Salonicco e a Costantinopoli. Pur con le notevoli asperità del terreno, la Regione può essere considerata anche come una “porta” che favorisce l’ingresso dell’Adriatico verso l’interno della Penisola Balcanica. Infatti, per la sua posizione strategica ha attirato da sempre l’interesse degli altri Paesi europei. Il terzo motivo consiste nel fatto che la presenza plurisecolare di tracce Arbëreshë nell’Italia del Sud rende più semplice, direi, obbligatorio realizzare una forma di cooperazione culturale. Nell’arco di tempo che va dal XV secolo al XIX secolo non solo la naturale vicinanza dei due territori ha agevolato il fenomeno dell’immigrazione, ma anche gli stretti rapporti tra gli Albanesi ed i Re di Napoli e di Sicilia. Così nel 1448, sotto il commando di Demetrio Reres e dei suoi figli Giorgio e Basilio, vennero in Calabria e in Sicilia per domare la ribellione dei Baroni contro il Re Alfonso I d’Aragona. Domata la rivolta, molti soldati albanesi preferirono stabilirsi in queste due regioni. Nella Provincia di Catanzaro fondarono i villaggi di Andali, Carafa, Carfizi, Pallagorio, San Nicola dell’Alto, Vena di Maida, Zangarona. Nella Provincia di Palermo Palazzo Adriano, Mezzojusso, Contessa Entellina, Piana degli albanesi, Santa Cristina Gela. Nel 1461 una seconda spedizione di circa 4000 soldati guidata da Giorgio Castriota detto “Iskender Beg, contratto in Skenderbeg sbarcò a Barletta e nella battaglia di Orsara, il 18 Agosto del 1462, vinse i Baroni ribelli aiutati da Renato d’Angiò; liberò Ferdinando I d’Aragona e tornò in Albania per combattere i Turchi che avevano ripreso le ostilità. Anche in questa occasione molti soldati albanesi rimasero nella Puglia e fondarono alcuni villaggi in Provincia di Foggia: Casalvecchio di Puglia, Chieuti,San Marzano di San Giuseppe. Nella Provincia di Campobasso Campomarino, Portocannone, Montecilfone, Ururi. Nella Provincia di Potenza Barile, San Costantino albanese, Farneta, San Paolo Albanese, Maschito, Ginestra. Ma l’esodo più intenso dei profughi dall’Albania si è avuto dopo la morte dell’eroe nazionale Giorgio Kastriota Skanderbeg dal 1468 al 1506 quando tutte le città e le fortezze caddero sotto il dominio turco. In buona parte di essi sbarcarono nel porto della Piana di Sibari e fondarono i villaggi nella provincia di Cosenza: Acquaformosa, Castroregio, Cavalerizzo, Cerzeto, San Giacomo di Cerzeto ,Civita, Porcile (oggi Ejanina), Falconara, Frascineto, Firmo, Lungro, Macchia Albanese, Marri, Mongrassano, Plataci, San Basile, San Benedetto Ullano, Santa Caterina Albanese, SanCosmo Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio Albanese, San Martino di Finita, Santa Sofia d’Epiro, Spezzano Albanese, Vaccarizzo. Altre ondate di profughi si sono registrate nel 1534 verso il Regno delle due Sicilie in seguito all’invasione della Morea; nel 1680 altri profughi si diressero nel Molise; nel 1744 altri provenienti dalla Himara andarono a popolare il feudo chiamata “Abadessa” oggi “Villa Badessa” frazione del Comune di Rosciano in Provincia di Pescara. Tra il 1789 e il 1825,a varie ripresesi sistemarono nelle città di Brindisi, in Dalmazia e a Venezia.Nel 1791 avvenne l’ultima ondata ad opera del Re di Napoli Ferdinando II di Borbone che si è rivolto alla Repubblica di Ragusa per ottenere 5000 Albanesi che si recassero con le loro famiglie a popolare luoghi abbandonati o deserti nella terra d’Otranto. Il classico storiografo degli albanesi d’Italia, Pietro Pompilio Rodotà contava nel 1763, 62 paesi di origine albanese. Nel 1886 il Direttore delle Saline di Lungro Francesco Trojani, nel grosso volume intitolato “Istorie albanesi” ne enumerava 79. Lo spoglio degli archivi locali iniziato da alcuni studiosi permette di portare queste cifre a 120 se non più .Attualmente le comunità albanesi dove si conserva la lingua,i costumi sono 50. C’è un rapporto sentimentale che perdura da tanti secoli tra gli Arbëreshë ed il popolo albanese. Il legame che ha unito gli immigrati alla loro cultura di origine si è rivelata costante. La consapevolezza del loro essere “Etnia” si coglie chiaramente,ancora oggi, nelle tante iniziative culturali cui, pur con difficoltà e rivalità non sempre mitigate, essi danno vita. Il patrimonio culturale che gli è stato affidato lo hanno saputo conservare gelosamente e trasmetterlo alle nuove generazioni con la speranza che possa contribuire alla loro crescita ed educazione umana, spirituale e sociale. Con Esperti ed aiuti concreti l’Italia è stata sempre in prima fila,per contribuire a far arrivare l’Albania in una situazione di stabilità per la quale gli attuali Dirigenti hanno profuso ogni sforzo per corrispondere alle aspettative esterne e lavorare per poter entrare in Europa. Prendiamo ora in considerazione la Repubblica della Macedonia del Nord,un territorio che era in precedenza la parte meridionale estrema della Jugoslavia. Dalle ceneri della Federazione Iugoslava, il nuovo stato assunse il nome di Macedonia “provvisoriamente” a causa dell’ omonimia con la contigua regione greca. Nel corso degli anni ’90 il nuovo Stato ha dovuto fronteggiare le tensioni interne alimentate dalle diverse minoranze etniche soprattutto da quella albanese, da quella bulgara in quanto la lingua letteraria slava era modellata sul dialetto bulgaro-macedone di Salonicco, da quella greca che contestava il nome e la bandiera nazionale della nuova Repubblica, temendo possibili rivalse territoriali nei confronti della Macedonia greca. Dal 1993/94 sino allo anno 1999 i governi si sono trovati a gestire il conflitto scoppiato in Kosovo con l’arrivo di tanti profughi con ripercussioni sull’equilibrio su tutto il paese. Dal 2001 le tensioni macedoni e albanesi non sono finite, ma sono proseguite fino al 2008. Dopo tanti sconvolgimenti, nel 2015 si è giunti alla formazione di un governo di unità nazionale. Con il referendum del 2018/19 si è risolta la controversia con la Grecia con la firma dell’accordo stipulato al Lago di Prespa e il successivo cambio del nome di Macedonia in Macedonia del Nord. Si spera che questa regione sappia difendere la ricchezza culturale che la distingue dove risplende in forme variegate la bellezza umana, sappia custodire gelosamente la bellezza naturale che abbellisce la vita traboccante che riempie le sue foreste e le sue acque. Con il nostro coinvolgimento e il nostro contributo assicuriamo progresso e stabilità all’intera regione. Le etnie che hanno sviluppato il loro tesoro culturale stando legate alla natura con forte senso comunitario,avvertono con facilità le nostre ombre,che noi non riusciamo a riconoscere in mezzo al progresso .Di conseguenza raccogliere la loro esperienza di vita ci farà bene .I Balcani sono terra di contrasti e di convivenza di confini e di prospettive, ma sono capaci di entusiasmarci e,nel contempo, di lasciarci l’amaro in bocca. Non ci resta che incamminarci partendo dal lago di Ocrida per raggiungere Skopje passando per Matrovo, Kalishta, Bitola, Prelep, territori ricchi di chiese e di monasteri. Giunti a Skopje,la capitale si può ammirare il Monastero di San Pantelejmon, la casa del membro più illustre della comunità cattolica di Macedonia Anjeza Gonxhe Bojaxhiu, nota come Madre Teresa di Calcutta e apprezzare l’opera svolta da Andrea Bogdani Arcivescovo di Ocrida e trasferito nel 1656, con la stessa carica, a Skopje. Giova ricordare che il Collegio Urbano intendeva formare clero indigeno tramite il quale realizzare l’autonomia delle chiese locali soprattutto per quelle nazioni che non avevano a Roma alcun collegio speciale. Pjeter Bogdani era un seminarista speciale,intento a divorare libri e documenti di cui sono chiare testimonianza le sue relazioni,dense di informazioni storiche rivelate nella sua pregevole Opera “Cuneus Prophetarum.”Pertanto, suo zio ,ormai anziano manifestò alla Congregazione romana di avere suo nipote come Coadiutore e Prefetto alle missioni affidate alle sue cura pastorali. Rientrato in patria dopo la sua delicata missione, del gennaio 1656, dopo un mese il Pontefice Alessandro VII, durante il Concistoro segreto del marzo 1656 ha eletto Pjeter Bogdani Vescovo di Scutari,sede rimasta vacante per la morte di Gregorio Fassino.Nello stesso anno lo Zio Andrea veniva trasferito ,con decreto pontificio, dalla chiesa di Ocrida alla chiesa di Skopje con annessa l’amministrazione di tutte le chiese vacanti del Regno di Serbia. Napoli 10 giugno 2022 Prof. Filomena Vicchio



18 - 3 - 2022    Pescosansonesco



Escursione di Domenica 20 Marzo


Percorreremo un tratto della Tappa 6, da Pescosansonesco a San Clemente a Casauria, seguendo un percorso suggestivo in mezzo alla natura. Guarda la locandina per informarti sulle modalità e tempi per partecipare Unisciti a noi!



18 - 7 - 2021    L'Aquila



Cicloviaggio Foggia-L'Aquila lungo il Cammino della Pace


Antonio Dembek parla della sua esperienza: Concluso il mio cicloviaggio di 5 giorni da Foggia a L'Aquila. Due città saldamente legate da motivi storici e religiosi. Il Tratturo regio L'Aquila - Foggia, insiemi a vari altri, si sviluppò soprattutto durante la dominazione aragonese ed era utilizzato dai pastori abruzzesi per portare le greggi nelle pianure del Tavoliere delle Puglie, durante il periodo invernale, per poi far ritorno nei pascoli abruzzesi nel periodo primaverile. Tutto il persorso, purtroppo in parte utilizzato nello scorso secolo come sedime per strade, autostrade e percorsi ferroviari, è costellato di masserie e poste, in cui alloggiavano le pecore durante la notte, castelli e chiese-santuari. Alcuni di questi santuari erano gli stessi che i devoti, soprattutto del culto Micaelico, visitavano durante il loro pellegrinaggi, fino anche alla Terra Santa. Tra questi, il Santuario di Monte Sant'Angelo sul Gargano è unito appunto a L'Aquila dal Cammino della Pace. In questo contesto ho voluto percorrere, da Foggia a L'Aquila questi percorsi storici e religiosi immersi nelle vaste e soleggiate pianure pugliesie e nei rigogliosi boschi abruzzesi. Cinque sono state le tappe effettuate ricalcano appunto ampi tratti del Cammino della Pace e sostando in molti dei comuni che il cammino attraversa. 1) Foggia - San Severo - Lesina - Chieuti - Serracapriola (85 km ) 2) Serracapriola - Campomarino - Termoli - Vasto marina - Casalbordino Lido - Torino di Sangro Marina (88 km) 3) Torino di Sangro Marina - Fossacesia Marina - Fossacesia -  Rocca San Giovanni - Lanciano - Orsogna - Guardiagrele (55 km) 4) Guardiagrele - Pretoro - Passo Lanciano - Lettomanoppello  - Scafa - Torre de' Passeri - Bussi sul Tirino (59 km) 5) Bussi sul Tirino - Capestrano - Navelli - Prata D'Ansidonia - San Demetrio de Vestini - Monticchio - L'Aquila (63 km) Il percorso, fatto in solitaria alloggiando presso conventi, B&B e campeggi, mi ha consentito di godere, seppur nello sforzo delle tante salite, di una grandissima pace interiore trasmessa dai luoghi attraversati e dalle persone incontrate. Di grande aiuto sono stati Mariachiara Castriota e Carmela Nigro della Pro-Loco Turistica di Serracapriola ed i frati del Convento di Serracapriola, dove ho potuto alloggiare la prima notte, insieme a Luciano Caramanico di Guardiagrele e Fabio Setta di Bussi sul Tirino dell'Associazione Cammino della Pace.








8 - 5 - 2021    Orsogna



Nasce a Orsogna il Consorzio del "Cammino della Pace"


Il Cammino della Pace arriva a Orsogna. Sabato 8 maggio, alle ore 9 si costituirà in un Consorzio al quale parteciperanno 18 delle 29 amministrazioni dei Comuni sede di tappa. Un primo nucleo al quale si uniranno successivamente le altre città che hanno già dato la loro adesione, insieme ad amministrazioni di Albania e Macedonia del Nord. La costituzione del Consorzio "Il Cammino della Pace" si terrà nel Teatro comunale "Camillo De Nardis".


www.chietitoday.it/attualita/cammino-della-pace-nasce-consorzio-orsogna-albania-macedonia.html

27 - 2 - 2020    NAVELLI (AQ)



IL CAMMINO DELLA PACE A CONVEGNO NEL COMUNE DI NAVELLI


La scoperta delle tappe del Cammino della Pace che collega L’Aquila al Monte Sant’Angelo in Puglia sarà al centro di un convegno nel comune di Navelli fissato per giovedì 27 febbraio alle 17.30. L’iniziativa prevede un intervento curato dal professore Luciano Caramanico, responsabile dell’associazione Cammino della Pace, la proiezione di un video, dove saranno riassunte tutte le tappe realizzato da Cristoforo Sante Di Giovanni, l’approfondimento storico e culturale fatto da Lucio Taraborrelli e l’intervento del sindaco di Navelli Paolo Federico. “Il cammino della Pace”, ha detto Paolo Federico, “è composto da 29 tappe che rappresentano un itinerario spirituale e turistico destinato ad accogliere migliaia di pellegrini. L’appuntamento nel nostro comune è aperto a cittadini, associazioni, operatori turistici e tutti coloro che hanno interessi nella conoscenza della storia del nostro territorio e vogliono puntare alla sua valorizzazione”. Il cammino della Pace che dall’Abruzzo attraversa il Molise sino ad arrivare alla Puglia, è stato già presentato alla Bit di Milano e ha riscosso l’attenzione di tante persone e operatori del settore. In particolare, proprio la tratta che dall’Aquila arriva a Villa Sant’Angelo, Prata d’Ansidonia, Caporciano, Navelli e la frazione di Civitaretenga, rappresenta uno dei punti tra i più suggestivi e carichi di storia del cammino. “Le tappe che attraversano la piana di Navelli e l’Abruzzo Aquilano”, ha concluso Paolo Federico, “sono cariche di riferimenti religiosi e della storia della transumanza e consente ai pellegrini di camminare in un ambiente incontaminato e immerso nel verde. Caratteristiche che devono essere valorizzate”. La presentazione del cammino della Pace nel comune di Navelli vuole essere un punto di partenza per la valorizzazione del turismo religioso.


www.abruzzoweb.it

10 - 12 - 2019   



La terza puntata del nuovo ciclo de Il Lato Positivo ha raccontato la nascita del Cammino della Pace. Il percorso pedonale attraversa tre regioni italiane, Abruzzo, Molise e Puglia. È andato in onda il 10 dicembre 2019 alle 21 sull’emittente abruzzese Rete8.


Il cammino della Pace è un lungo peregrinare sui passi della storia di tre regioni italiane, Abruzzo Molise e Puglia. Il percorso pedonale, ideato dall’associazione Il Cammino della Pace, si candida ad essere il primo cammino interculturale e interreligioso al mondo. L’itinerario parte da L’Aquila e arriva Monte Sant’Angelo, sul promontorio del Gargano. Il Cammino della Pace si articola in 29 tappe e si dipana lungo 400 chilometri. Si parte dalla Porta Santa della basilica di Santa Maria di Collemaggio, a L’Aquila, dove nel 1294 Celestino V emanò la bolla del Perdono. Seguendo le orme dei pastori lungo i tratturi e attraversando ben cinque province e decine di paesi, si arriva al primo santuario della cristianità, la chiesa di San Michele a Monte Sant’Angelo, simbolo dell’incontro tra arte e fede.

Nella realizzazione di questa straordinaria iniziativa sono coinvolte le amministrazioni comunali di tutti i paesi che toccano il Cammino, le soprintendenze, diverse associazioni, le Regioni e i Parchi. Le tappe sono lunghe dai dieci ai venti chilometri ciascuna, generalmente di difficoltà facile o media. Un lento e piacevole camminare alla portata di tutti, al termine del quale si riceve il timbro sulla credenziale del pellegrino, che suggella l’arrivo e conduce ad una nuova partenza. Il Cammino della Pace è anche un’esperienza laica, perfetta per conoscere le bellezze paesaggistiche, naturali e architettoniche delle regioni che attraversa. È sul racconto di questo percorso che si avvolge la nuova puntata de Il Lato Positivo; la trasmissione di Rete8 ad ogni puntata rinnova il gradimento del pubblico televisivo e degli utenti di YouTube, dove è possibile rivedere tutte quelle andate in onda fino ad oggi. Il Lato Positivo-Va’ dove ti porta l’Abruzzo, curata da Marina Moretti per la regia di Antonio D’Ottavio, è in onda questa sera, martedì 10 dicembre, su Rete8.


www.rete8.it

21 - 11 - 2019    LENTELLA



Tra abbazie, parchi e trabocchi: a Lentella si presenta il progetto “Il Cammino della Pace”


Domenica 24 novembre, nella Biblioteca di Lentella (ore 17), sarà presentato “Il Cammino della Pace”, progetto che ha il patrocinio del Comune, del Parco Nazionale della Majella, del Cai e dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Chieti. Il percorso parte dall’Aquila per concludersi a Monte Sant’Angelo in Puglia toccando abbazie, eremi, trabocchi e tratturi. Il progetto sarà prersentato da Luciano Caramanico (responsabile dell’omonima associazione) e Lucio Taraborrelli (storico); sarà inoltre proiettato il video di tutte le tappe realizzato da Cristoforo Sante Di Giuseppe.


www.zonalocale.it
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