ADVENTURES

COME NASCE

Cammino indica un procedere lento ma progressivo con una direzione; non è una semplice passeggiata e neanche una marcia, che si porta dentro un che, se non di aggressivo, di un avanzare ordinato ed uniforme, energico, verso una meta esterna che occorre conquistare. Cammino indica soprattutto che il procedere non è solo della macchina umana, ma, in uno con essa, dello spirito che rientra in se stesso in una presa di sé sempre più piena e profonda. E’un viaggio (altra parola grandemente simbolica!) fatto di interiorità, di conoscenza e coscienza, di meditazione e responsabilizzazione. I frutti di un cammino non ricadono solo su chi lo pratica, ma anche su chi s’imbatte nei camminatori e li osserva, perché essi diventano testimoni di un “qualcosa”, provocano domande (“perché lo fanno?”) su di una attività che ha la bellezza della gratuità. L’idea di un Cammino della Pace dall’Aquila a Monte Sant’Angelo sorge e si precisa nella mente di Luciano Caramanico nel vivo del terremoto dell’aprile del 2009. Alessandra, figlia di Caramanico, è studentessa universitaria nella città. Il consiglio del padre ingegnere è quello di restare, nel susseguirsi quotidiano delle scosse telluriche, in un edificio di cemento armato ritenuto più sicuro. Per un caso fortuito, la notte della tragedia la ragazza dorme, invece, in una vecchia casa del centro storico, anche un pò fatiscente ed è salva! L’edificio in cemento armato si sbriciola, quella in muratura resiste. La settimana seguente il sisma, Alessandra, molto devota di Padre Pio, esprime il desiderio di effettuare una visita a San Giovanni Rotondo insieme con tutta la famiglia. Il Cammino ha una sua anticipazione, nel 2010, sul percorso l’Aquila – Guardiagrele. E’ il frutto di un gemellaggio tra le sezioni CAI delle due città, Caramanico è presidente di quella di Guardiagrele. Il terremoto resta un tarlo mentale che lo spinge a fare di più e meglio: il cammino dovrà, in futuro, svolgersi dall’Aquila a San Giovanni Rotondo e poi ancora fino a Monte Sant’Angelo. Questo il progetto. La decisione di tradurlo in realtà è presa di concerto con il dottor Ernesto Salerni che fa parte del direttivo di ARBOR, una fondazione svizzera che opera in tutto il mondo con progetti umanitari interculturali e interreligiosi. Perché un Cammino della Pace? Perché la pace è il bene più grande dal quale si originano tutti gli altri; è la speranza di ogni uomo, in ogni tempo! Essa, però, non è un dono gratuito che cade dall’alto, ma frutto dell’impegno operoso di tutti gli uomini di buona volontà disposti alla fiducia verso l’altro, alla benevolenza e alla giustizia; perciò il cammino è aperto a tutti, è interreligioso. La pace pone le condizioni favorevoli alla creatività umana incarnata e visibile nelle diversità dei paesaggi e nelle loro emergenze d’arte; perciò il cammino è interculturale. La realizzazione di un progetto quale il Cammino della Pace non è facile, pone molti problemi organizzativi e pratici, il più importante dei quali è quello del percorso. Alla sua individuazione, effettuata mediante una accurata indagine condotta sul territorio, collaborano con Caramanico Cristofaro Sante Di Giovanni come fotografo e Lucio Taraborrelli, che, cooptato nel progetto, si preoccupa di approfondire la dimensione storico-culturale dei luoghi da attraversare, in un primo tempo poco considerata. Il Cammino si sviluppa su 29 tappe, per complessivi 430 km, più 3 tappe per la variante montana sulla Majella di circa 40 km. Sono così ripartiti: Abruzzo = km 274, Variante Montana = km 40, totale = km 314 Molise = km 50, Puglia = km 106, Totale dislivello sia in salita che in discesa di circa = 12.750 metri.
Nel mese di luglio 2018 nasce l’Associazione “Il Cammino della Pace”; vengono registrati sia il logo che il tracciato del cammino stesso.